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I conti italiani «erano e sono a posto. Il problema è che sono saltati i conti in Europa». Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenuto ieri sera alla trasmissione televisiva Ballarò, ha confermato che per il 2010, anche alla luce dei dati del fabbisogno nei primi cinque mesi dell'anno «straordinariamente buoni» (50,1 miliardi, in calo di 6,1 miliardi), non sono previste correzioni del deficit.
Per quel che riguarda il 2011, l'operazione sul deficit «è minore rispetto a quel che stanno facendo altri paesi europei». La manovra biennale da 24,9 miliardi era già per larga parte prevista fin dallo scorso dicembre, quando l'Ecofin fissò il percorso di riduzione del deficit nel biennio così da rientrare al di sotto del 3% in rapporto al Pil entro il 2012. «Quel che è cambiato - ha osservato Tremonti- è solo nella decisione di anticipare la correzione di un mese». In sostanza, invece di ricorrere al decreto nel mese di luglio, sulla falsariga di quanto deciso nel 2008 con la manovra triennale anticipata, il governo ha varato il decreto in anticipo.
È la richiesta che è emersa nel «drammatico week end dell'8 e 9 maggio, quando tutti i paesi hanno deciso di intervenire sui loro conti pubblici». Decisione resa indispensabile dal rischio default della Grecia, dell'attacco della speculazione ai debiti sovrani degli stati. La scelta è stata di ricorrere a tagli alla spesa pubblica, «senza ricorrere ad aumenti delle tasse». E il capo del governo italiano, «che non sono io, ha avuto un ruolo decisivo», ha detto Tremonti sottolineando il ruolo del premier Silvio Berlusconi. L'Italia - ha osservato il ministro - ha approvato un decreto «molto importante, controfirmato dal presidente della Repubblica. Sono stato invitato a presentarlo ai ministri del partito popolare europeo in occasione del prossimo Ecofin».
Contrasti nel governo? Tremonti li circoscrive al caso dei 232 enti culturali di cui la versione del decreto inviata sabato al Quirinale disponeva il "definanziamento". «In effetti si è trattato di un errore determinato dalla complessità del testo e della fretta. Ritenevo che il coordinamento della norma lo facesse palazzo Chigi e che l'elenco fosse condiviso. Me ne assumo la colpa. Ma in una manovra di questa entità, che sia solo questo il passaggio critico mi sembra fisiologico». È stato «l'unico fattore di discussione. Con il Quirinale c'è stata una discussione costruttiva e profonda ». I rapporti con il ministro Bondi? «Pagherò lo sgarbo facendo lezioni alla scuola di partito».
Una manovra che opera tagli consistenti al pubblico impiego, alle regioni e agli enti locali può essere considerata equa? Per Tremonti ( l'argomento è stato oggetto anche di una telefonata al ricevimento al Quirinale con Luciana Litizzetto)l'equità degli interventi si misura nel combinato dei tagli ai costi della politica e della lotta all'evasione fiscale. «Si tratta di cose mai fatte nè da destra nè da sinistra. Per me la vera tracciabilità è quella delle fatture. Il governo Prodi ha fatto la cosa giusta fatta in modo sbagliato, fissando il tetto a 100 euro». Quanto alla regolarizzazione delle «case fantasma », per Tremonti non si tratta di un condono. «I condoni non servono». Il ministro torna sulla questione del mancato taglio delle province: «C'è un emendamento al Codice delle Autonomie, alla Camera, con alto tasso di accordo tra maggioranza e opposizione».
Il tema della lotta agli evasori è stato al centro di una telefonata a Ballarò del premier Berlusconi, che ha prima definito «fasulli » i sondaggi diffusi in trasmissione e poi ha replicato alle critiche del vicedirettore di "Repubblica", Massimo Giannini: «Mente, non ho mai sostenuto l'evasione fiscale».
La manovra è ora al vaglio del Senato. I capigruppo del Pd Anna Finocchiaro e Dario Franceschini chiedono al governo di presentare la nota di aggiornamento al Dpef prima dell'inizio dell'esame in aula del decreto. Qualche richiesta arriva anche dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «Ho chiesto che si possa decidere all'interno del ministero dove fare i tagli, non farseli imporre».
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