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Un accertamento sintetico fondato su elementi di maggiore ragionevolezza è quello che sembra delinearsi con la manovra economica approvata ieri. Considerando anche le maggiori garanzie per il contribuente, visto che viene previsto per legge che lo stesso debba essere invitato per fornire dati e notizie e poi, comunque, debba essere attivato il contraddittorio dell'accertamento con adesione. Unico neo che la rettifica potrà essere operata quando il reddito presunto si discosta di almeno un quinto rispetto a quello dichiarato (ora è un quarto). Sono questi alcuni degli aspetti che emergono considerando le modifiche contenute nella manovra.
Il provvedimento conferma che, come accade già oggi, l'ufficio può rettificare il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese effettivamente sostenute da quest'ultimo. Il principio è molto semplice: se tanto si è speso altrettanto almeno si deve avere guadagnato. La norma viene comunque ri-scritta: si stabilisce la presunzione che le spese sostenute dal contribuente si presumono sostenute con il reddito complessivo netto dell'anno, salvo la prova che le spese sono state " finanziate" altrimenti. Qui, per il contribuente, le prove potranno risultare di vario genere, considerando anche, ad esempio, eventuali finanziamenti o liberalità.
Difficile, invece, fare considerazioni sul futuro accertamento da redditometro, visto che non si conoscono con precisione gli elementi di capacità contributiva che verranno presi a base. Quello che, in qualche modo, può determinare un certo ottimismo è che molti degli attuali indici saranno abrogati. Piuttosto - dal testo attualmente disponibile - dovrebbe cadere la condizione essenziale, attualmente in vigore, che affinché l'accertamento risulti legittimo occorre che il contribuente risulti " non congruo" in almeno due periodi d'imposta. Questa previsione sembrerebbe abrogata, per cui sarà sufficiente che lo scostamento si realizzi anche nel singolo periodo d'imposta. Lo scostamento - sia per il sintetico che per il redditometro - dovrà comunque essere almeno pari a un quinto del reddito dichiarato.
Si rileva, sempre dal testo disponibile, che sparisce la previsione degli incrementi patrimoniali.
Si tratta del principio che, per certi beni che incrementano il patrimonio del soggetto (come l'abitazione o l'autovettura), si presume che la spesa sia stata sostenuta con redditi conseguiti nell'anno e nei quattro precedenti. Sicché questi beni attualmente rilevano due volte nel calcolo del reddito presunto: sia come incremento patrimoniale che come semplice disponibilità, per effetto degli specifici coefficienti moltiplicatori. In futuro, gli incrementi patrimoniali non dovrebbero rilevare più, salvo che non vengano in qualche modo considerati dal provvedimento attuativo del nuovo redditometro.
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